
08 Maggio 2026 – Modena, Italia
Impianti pterigoidei: una soluzione avanzata per il trattamento del mascellare atrofico.
Gli impianti pterigoidei rappresentano un trattamento implantare fisso efficace nella mascella posteriore atrofica. Permettono di ottenere un ancoraggio stabile nell’osso pterigoideo; corticale, compatto, non soggetto a riassorbimento e senza ricorrere a innesti ossei o al rialzo del seno mascellare. In combinazione con impianti zigomatici, trans-sinusali e trans-nasali, costituiscono il pilastro del Maxilla-For-All®, il concetto di trattamento per la grave atrofia del mascellare.
In letteratura gli impianti pterigoidei sono ampiamente presenti e ben documentati come per esempio in alcune pubblicazioni interne JD e altre ricerche come questa revisione sistematica della letteratura Raouf K, Chrcanovic BRClinical Outcomes of Pterygoid and Maxillary Tuberosity Implants: A Systematic Review. J. Clin. Med. 2024, 13(15), 4544.
Il tasso di sopravvivenza è molto alto ma dipende dal rispetto rigoroso di un protocollo preciso. Nella sezione “Mistakes to avoid” del volume Maxilla-For-All®: Extra alveolar anchorage sites for the rehabilitation of severe maxillary atrophy del Dott. Tommaso Grandi, a pagina 50 del libro, i cinque errori più critici sono documentati con immagini cliniche tridimensionali e descritti con le relative conseguenze. Questa guida li analizza uno per uno.
1. Angolazione implantare non corretta
La traiettoria dell’impianto pterigoideo è la variabile più critica dell’intera procedura. Un errore di angolazione, compromette l’ingaggio corticale e dunque la possibilità di ottenere una buona stabilità primaria.
Il volume descrive tre scenari principali:
- Inclinazione antero posteriore eccessiva: l’impianto rimane corto e si ancora solo nella tuberosità, senza raggiungere il processo piramidale e dunque la corticale pterigoidea. Stabilità primaria insufficiente e impossibilità di carico immediato.
- Inclinazione troppo mediale: perforazione della lamina pterigoidea interna con possibile difficoltà di deglutizione da parte del paziente.
- Posizionamento troppo distale: rimane troppo poco osso posteriormente al collo implantare, aumentando il rischio di frattura della tuberosità durante il posizionamento implantare.
È fondamentale verificare la traiettoria già nelle prime fasi di fresaggio, utilizzando un pin radiografico e mantenendo un controllo costante della direzione implantare prima di procedere con le frese successive.
Per approfondire puoi visionare il protocollo completo con casi clinici e riferimenti anatomici nel volume Maxilla-For-All®: Extra alveolar anchorage sites for the rehabilitation of severe maxillary atrophy e nei video clinici step-by-step disponibili su JDentalCare.

2. Accesso chirurgico inadeguato
Una estensione del lembo insufficiente è la causa di molti errori successivi. Quando l’esposizione della regione tuberopterygoidea non è adeguata, il clinico perde il controllo visivo e tattile durante il fresaggio, aumentando il rischio di deviazione della traiettoria in modo spesso non immediatamente visibile.
Lo strumento appositamente creato e dedicato a questa fase è il JDPterygo Retractor, progettato per raggiungere la base del processo piramidale e guidare l’inclinazione corretta dell’osteotomia mantenendo il lembo stabile durante l’inserimento dell’impianto.

3. Sequenza di fresaggio non rispettata
L’osteotomia per gli impianti pterigoidei come previsto dal JDPterygo Surgical Kit non ammette variazioni. Ogni passaggio prepara il successivo: se si salta una fresa intermedia, quella successiva lavora in condizioni per cui non è stata progettata, perdendo il controllo della traiettoria nel momento più critico.
C’è però un sfida che il protocollo da solo non risolve: la qualità ossea. In presenza di osso D3/D4; comune nella tuberosità posteriore; l’impianto può deviare durante l’inserimento arrivando a ruotare su se stesso senza avanzare lungo la traiettoria prevista. La tentazione potrebbe essere quella di aumentare la forza. Questo è un errore da non commettere. La soluzione corretta è l’inserimento manuale lento e controllato. Se l’impianto non avanza, va estratto, la traiettoria va corretta e l’inserimento va ripetuto.

4. Mancata pianificazione tridimensionale con CBCT
Gli impianti pterigoidei possono essere posizionati in chirurgia guidata. Fare chirurgia pterigoidea infatti, senza una Cone Beam Computed Tomography preoperatoria significa operare senza conoscere l’anatomia del paziente. La CBCT per la valutazione tridimensionale dell’anatomia ossea è l’unico modo per valutare due parametri che condizionano l’intera pianificazione e che non possono essere stimati clinicamente:
- Qualità ossea della tuberosità. La letteratura evidenzia un’elevata variabilità della quantità e qualità ossea nella regione tuberositaria, con valori dimensionali altamente eterogenei tra pazienti, rendendo indispensabile la pianificazione tridimensionale mediante CBCT.
- Posizione dell’arteria pterigopalatina. Scorre nella fossa pterigopalatina vicino alla parete posteriore del seno mascellare: è il principale rischio vascolare nella chirurgia pterigoidea, soprattutto con impianti più lunghi di 30 mm.

Qual è la risposta per avere una chirurgia Pterigoidea sicura? Ti puoi avvalere della chirurgia guidata per un protocollo guidato e senza deviazioni.
Nei casi più complessi esiste anche la soluzione PAGA Concept (Pterygoid Anatomy Guided Approach): chirurgia computer guidata per il posizionamento trans-sinusale degli impianti pterigoidei senza deviazioni. L’impianto attraversa il seno mascellare e raggiunge il processo piramidale seguendo esattamente il percorso pianificato su CBCT.
Per un approfondimento, sono disponibili studi e pubblicazioni JD sull’accuratezza del posizionamento guidato degli impianti pterigoidei e riferimenti delle principali società scientifiche come l’EFP – European Federation of Periodontology.

5. Mancato ingaggio della corticale pterigoidea
È l’errore che vanifica tutto il lavoro precedente. Puoi pianificare perfettamente il caso con la CBCT, eseguire un accesso impeccabile e rispettare ogni passaggio della sequenza di fresaggio: se l’impianto non raggiunge la corticale pterigoidea, la tecnica non ha funzionato.
Le conseguenze del mancato ingaggio sono dirette:
- Torque insufficiente.
- Mancata stabilità primaria.
- Impossibilità di carico immediato.
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Come approfondire e formarsi
Conoscere gli errori è il punto di partenza. La formazione pratica è il passo successivo. Per approfondimenti teorici e pratici vi suggeriamo il libro Maxilla-For-All®: Extra alveolar anchorage sites for the rehabilitation of severe maxillary atrophy del Dott. Tommaso Grandi che presenta video pratici step-by-step di casi clinici reali.
Altre fonti utili:
→ Pubblicazioni scientifiche JDentalCare
Conclusioni
Gli impianti pterigoidei funzionano; i dati lo dimostrano. Ma quel risultato dipende da cinque cose: angolazione corretta, accesso chirurgico adeguato, sequenza di fresaggio senza salti, pianificazione CBCT preoperatoria e ingaggio confermato della corticale pterigoidea. Ognuna di queste variabili, trascurata, può trasformare una procedura altamente efficace in un fallimento precoce.
La tecnica pterigoidea premia nel lungo termine chi si forma e chi si attrezza bene. Penalizza chi improvvisa.
Il Team JDentalCare
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FAQ — Impianti pterigoidei
Cosa sono gli impianti pterigoidei?
Impianti inclinati che raggiungono l’osso pterigoideo; corticale, compatto e non soggetto a riassorbimento; per riabilitare la mascella posteriore atrofica senza innesti ossei. Disponibili in versione Ø 3,3 mm (JDPterygo One) e Ø 4,0 mm (JDPterygo), utilizzati nel protocollo Maxilla-For-All®.
Quali sono i rischi degli impianti pterigoidei?
I rischi principali sono il mancato ingaggio della corticale pterigoidea, il rischio vascolare da arteria pterigopalatina negli impianti più lunghi di 30 mm e la frattura della tuberosità in caso di posizionamento troppo distale dell’impianto.
Qual è la tecnica degli impianti pterigoidei?
Pianificazione CBCT preoperatoria, accesso con JDPterygo retractor, sequenza di fresaggio progressiva con JDPterygo Surgical Kit e verifica tattile dell’ingaggio corticale. Eseguibile a mano libera o con chirurgia guidata tramite PAGA Concept e JD-igital Guide.
Cos’è il PAGA Concept?
Pterygoid Anatomy Guided Approach: tecnica di chirurgia computer guidata con boccola da 9 mm sviluppata da JDentalCare per il posizionamento trans-sinusale degli impianti pterigoidei senza deviazioni di traiettoria.
Impianti pterigoidei tecnica: una soluzione avanzata per trattare la mascella posteriore atrofica senza innesti ossei o rialzo del seno mascellare.
La tecnica degli impianti pterigoidei rappresenta oggi una delle soluzioni più efficaci per la riabilitazione della mascella atrofica posteriore.
Impianti pterigoidei tecnica e chirurgia pterigoidea: come ottenere stabilità primaria e carico immediato nei casi di atrofia mascellare.
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Tecnica impianti pterigoidei: protocollo clinico
La tecnica impianti pterigoidei richiede pianificazione CBCT e controllo della traiettoria.
