Impianti Zigomatici: 7 tips & tricks chirurgici fondamentali

7 tips & tricks chirurgici per impianti zigomatici
7 tips & tricks chirurgici per impianti dentali zigomatici

Modena, Italia 05/07/2026.

Impianti Zigomatici: 7 tips & tricks chirurgici fondamentali

Indice

Introduzione

Nel protocollo Maxilla-For-All®, gli impianti zigomatici rappresentano una delle soluzioni chirurgiche utilizzate nei casi di atrofia mascellare severa, quando il volume osseo residuo non consente l’inserimento di impianti posteriori convenzionali.

La tecnica descritta nel protocollo è quella extra-sinusale, in cui il corpo dell’impianto rimane esterno al seno mascellare e contenuto lungo la convessità del mascellare superiore. Questo approccio viene associato a una gestione più favorevole dell’emergenza protesica crestale e alla conservazione della membrana sinusale.

I principi fondamentali della tecnica extra-sinusale sono tre: conservazione della membrana sinusale, corpo dell’impianto totalmente esterno al seno mascellare, piattaforma protesica con emergenza crestale e non palatale.

I consigli e suggerimenti operativi qui sotto sono tratti direttamente dal capitolo Zygomatic Implants del libro Maxilla-For-All® del Dottor Tommaso Grandi

1. Misura lo spessore dello zigomo sulla CBCT prima di toccare qualsiasi fresa

Non tutti gli zigomi sono uguali. Lo spessore medio varia indicativamente da 4,39 mm a 8,0 mm, ma alcuni pazienti presentano zigomi significativamente più sottili. Viene indicato circa 6 mm come riferimento minimo per l’inserimento di un impianto zigomatico.

Negli zigomi sottili, la preparazione dell’osteotomia può ridurre ulteriormente il volume osseo disponibile e aumentare il rischio di frattura durante l’inserimento implantare. Per questo la CBCT preoperatoria rappresenta una fase fondamentale della pianificazione nei casi candidati a chirurgia zigomatica.

La misurazione va eseguita in base alla reale inclinazione dell’impianto, non ortogonalmente, perché la quantità di osso ingaggiabile dipende esattamente da quella traiettoria specifica. La pianificazione digitale 3D supporta questa fase in modo preciso e determinante.

  • Spessore zigomo inferiore a 6 mm: chirurgia zigomatica generalmente non indicata
  • Verificare sempre la pervietà del condotto osteo-meatale
  • In presenza di sinusite cronica o obliterazione del condotto osteo-meatale, il protocollo raccomanda una valutazione otorinolaringoiatrica preliminare con eventuale FESS prima dell’inserimento implantare. FESS.

2. Scollamento del lembo in 3 fasi: senza visibilità reale dello zigomo il controllo dell’osteotomia è parziale

Uno scollamento del lembo insufficiente è uno degli errori più frequenti nella chirurgia zigomatica. Il protocollo descrive una tecnica a tre fasi distinte per il lembo mucoperiosteo.

  1. Prima fase. Inserire il dissettore (prichard) lungo la parete laterale del naso e procedere fino a percepire resistenza anatomica.
  2. Seconda fase. Spostare lo scollatore verso la zona distale, verso lo zigomo, mantenendo le dita extraorali per identificare l’area di lavoro. Spingere distalmente verso le dita extraorali che sono poste anteriormente nella porzione inferiore-laterale dell’orbita e posteriormente dove si percepisce l’inizio dell’arco zigomatico.
  3. Terza fase. Inserire un dito con una garza e spingere verso le dita extraorali finché il dito intraorale le tocca, a conferma che il lembo è arrivato fino allo zigomo.

Completato lo scollamento, il protocollo raccomanda di identificare tre riferimenti anatomici principali:

  • Distalmente: fibre bianche dell’inserzione del tendine del massetere sull’arco zigomatico
  • Anteriormente: base e parete laterale del naso
  • Centralmente: forame infraorbitario

Suggerimento pratico: è consigliato lo scollamento con dito e garza piuttosto che con strumenti metallici, per ridurre la pressione sul nervo infraorbitario durante la retrazione del lembo.

Anche il design dell’incisione viene considerato parte integrante della prevenzione: incisione crestale anticipata palatalmente con incisioni di rilascio verticali a livello del tuber per allontanare la linea di incisione dall’emergenza dell’impianto zigomatico distale e favorire la guarigione dei tessuti.ne dei tessuti.

3. Identifica visivamente la base dello zigomo prima di qualsiasi osteotomia

È il passaggio più critico dell’intera sequenza. La quantità di osso ingaggiabile con l’impianto zigomatico dipende direttamente dal punto in cui si entra con la fresa nel corpo dello zigomo. Le immagini TC documentate mostrano tre scenari:

A. Posizionamento corretto al centro del volume osseo dello zigomo ✓

B. Impianto posizionato troppo vestibolare, con rischio di fenestrazione ✗

C. Impianto posizionato troppo internamente verso la fossa infratemporale, con prossimità all’arteria mascellare interna ✗

La finestra di accesso al seno mascellare ha anche questa funzione: una volta rimossa la parete ossea laterale e introflessa la membrana sinusale, lo scollatore si nasconde leggermente sotto l’osso, segnalando che la base dello zigomo è posizionata un po’ più in alto. E’ possibile rimuovere ulteriore osso fino a identificare la base dello zigomo. Da quel momento è visibile a occhio nudo e la punta della fresa può essere centrata con precisione.

  • Finestra di accesso per Hybrid Zygoma (1 impianto per lato): 8×10 mm
  • Finestra di accesso per Quad Zygoma (2 impianti per lato): 15×10 mm

Nel protocollo Quad Zygoma, il posizionamento degli impianti viene pianificato utilizzando forame infraorbitario, cresta ossea residua, parete laterale dell’orbita e inserzioni del massetere come principali riferimenti anatomici.

4. Sequenza di fresatura JDZygoma: fresa diamantata prima, osteotomica dopo, senza eccezioni

Nel protocollo chirurgico JDZygoma, la sequenza di fresatura segue un ordine preciso: prima la fresa diamantata, poi le frese per osteotomia.

La fresa diamantata crea il “bone housing” nella porzione esterna della mascella e prepara la traiettoria che guiderà successivamente l’osteotomia verso il corpo dello zigomo. Solo dopo si procede con le frese osteotomiche, che seguono il canale già preparato fino al completamento dell’osteotomia.

Uno degli errori più critici descritti nel protocollo riguarda il posizionamento troppo superficiale della fresa diamantata: in questa situazione la traiettoria può orientarsi verso la fossa infratemporale anziché verso il corpo dello zigomo. Durante la preparazione, il protocollo raccomanda inoltre il controllo tattile extraorale della traiettoria attraverso i riferimenti anatomici dello zigomo e dell’orbita.

Approfondimento correlato: chirurgia guidata implantare JDentalCare e workflow fotogrammetrico full-arch.

Chirurgia Guidata Impianto dentale zigomatico

5. Lunghezza dell’impianto: sonda l’osteotomia, poi scegli qualche millimetro in meno

Una volta completata l’osteotomia e perforato il corpo dello zigomo, il protocollo raccomanda di utilizzare la sonda per misurare la lunghezza implantare. Viene in seguito suggerito di:

  • scegliere un impianto leggermente più corto rispetto alla misurazione ottenuta;
  • posizionare l’impianto leggermente al di sotto della cresta ossea;
  • approfondire ulteriormente l’inserimento se necessario per migliorare la stabilità.

Se il collo implantare non presenta un adeguato contatto con la parete ossea palatale residua, il protocollo suggerisce di:

  • approfondire leggermente l’inserimento;
  • utilizzare la componente protesica (conical abutment) per migliorare il contatto con la parete residua e ridurre i movimenti oscillatori durante la fase di osteointegrazione.

6. Zapa Tool: orienta l’esagono interno prima di finalizzare la posizione dell’impianto

In prossimità della posizione finale, il protocollo raccomanda di utilizzare lo Zapa Tool per orientare correttamente l’esagono interno dell’impianto zigomatico. Lo strumento consente di verificare le possibili emergenze della componente protesica e orientare l’emergenza protesica dell’impianto verso una posizione più crestale e meno palatale.

Nelle riabilitazioni full-arch a carico immediato, questo dettaglio influenza direttamente gestione protesica, ingombro della struttura e accessibilità igienica finale.

7. Hybrid Zygoma o Quad Zygoma: la scelta dipende dall’osso anteriore disponibile e dalla biomeccanica del paziente

Nel protocollo Maxilla-For-All® le due configurazioni principali sono:

  • Hybrid Zygoma: un impianto zigomatico per lato associato a impianti nella premaxilla. Il protocollo raccomanda almeno 3 impianti anteriori; se non possibile, è prevista l’integrazione con impianti pterigoidei.
  • Quad Zygoma: due impianti zigomatici per lato nei casi di grave atrofia anteriore.

Nel materiale educational viene sottolineata l’importanza della distribuzione biomeccanica del carico nei pazienti con grave atrofia mascellare e pattern scheletrico di Classe III, spesso caratterizzati da una masticazione prevalentemente anteriore.

Gli impianti zigomatici posteriori, ancorati superiormente al corpo dello zigomo, possono andare incontro a movimenti oscillatori se il supporto implantare anteriore risulta insufficiente. Per questo il protocollo raccomanda almeno 3 impianti nella premaxilla oppure l’integrazione con impianti pterigoidei nei casi più complessi.

Letteratura correlata: PubMed – Quad Zygoma immediate loading 

Kit chirurgico impianti zigomatici

Conclusione

Nella chirurgia zigomatica extra-sinusale il risultato clinico non dipende da un singolo passaggio, ma dalla corretta esecuzione di ogni dettaglio del protocollo: CBCT preoperatoria, scollamento del lembo, controllo della traiettoria implantare, gestione dell’osteotomia e orientamento dell’emergenza protesica con lo Zapa Tool. È proprio nella gestione di questi dettagli operativi che la chirurgia zigomatica passa da tecnica avanzata a workflow più predicibile nel lungo termine.

Formazione pratica ed esperienza anatomica rimangono fondamentali per affrontare questi casi con prevedibilità nel workflow Maxilla-For-All®.

Per approfondire il protocollo completo, il riferimento è il libro Maxilla-For-All® di Tommaso Grandi che comprende video clinici step-by-step, e i percorsi educational JDentalCare.

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FAQ

Quando sono indicati gli impianti zigomatici?

Nei casi di atrofia mascellare severa. Richiedono zigomo con spessore minimo di 6 mm e seni mascellari adeguatamente valutati.

Qual è la differenza tra Hybrid Zygoma e Quad Zygoma?

Hybrid Zygoma: 1 impianto zigomatico per lato combinato con almeno 3 impianti nella premaxilla. Quad Zygoma: 2 impianti zigomatici per lato, indicato quando non c’è osso anteriore residuo sotto il naso.

Cos’è la tecnica extra-sinusale?

Il corpo dell’impianto rimane totalmente esterno al seno mascellare, all’interno della convessità del mascellare in cresta, viene associata a una minore esposizione delle strutture sinusali e offre un’emergenza protesica crestale più favorevole rispetto alla tecnica intra-sinusale.

A cosa serve lo Zapa Tool?

È uno strumento JDentalCare che permette di orientare correttamente l’esagono interno dell’impianto zigomatico prima della finalizzazione.

Gli impianti zigomatici sono compatibili con il carico immediato?

Sì. Nei casi clinici idonei, gli impianti zigomatici possono essere inseriti in workflow full-arch a carico immediato all’interno del protocollo Maxilla-For-All®.

Che cosa sono gli impianti zigomatici?

Gli impianti zigomatici sono impianti dentali progettati per ancorarsi all’osso zigomatico anziché all’osso del mascellare superiore. Rappresentano una soluzione utilizzata nella riabilitazione full-arch dei pazienti con grave atrofia del mascellare superiore, senza effettuare innesti ossei, quando gli impianti dentali convenzionali potrebbero non essere indicati.

Quando si utilizzano gli impianti zigomatici?

Gli impianti zigomatici possono essere presi in considerazione nei casi di ridotta disponibilità di osso nel mascellare superiore. L’indicazione dipende dalla valutazione clinica del paziente, dalla qualità dell’osso residuo e dagli obiettivi del piano di trattamento.

Perché scegliere gli impianti zigomatici invece dell’innesto osseo?

In alcuni casi clinici, gli impianti zigomatici possono rappresentare un’alternativa alle procedure di rigenerazione ossea o agli innesti. La scelta del trattamento dipende da molteplici fattori, tra cui le condizioni anatomiche del paziente, la pianificazione chirurgica e il giudizio del professionista.In alcuni casi clinici, gli impianti zigomatici possono rappresentare un’alternativa alle procedure di rigenerazione ossea o agli innesti. La scelta del trattamento dipende da molteplici fattori, tra cui le condizioni anatomiche del paziente, la pianificazione chirurgica e il giudizio del professionista.

Quanto durano gli impianti zigomatici?

La durata degli impianti zigomatici dipende da diversi fattori, tra cui la corretta pianificazione del caso, la tecnica chirurgica, la qualità della riabilitazione protesica, la qualità dell’impianto dentale e il mantenimento nel tempo. Se inseriti in modo appropriato e accompagnati da controlli periodici, possono rappresentare una soluzione stabile e duratura.

Qual è la differenza tra impianti zigomatici e impianti pterigoidei?

Gli impianti zigomatici e gli impianti pterigoidei sono entrambe soluzioni utilizzate per la riabilitazione del mascellare superiore atrofico, ma si ancorano a strutture anatomiche diverse e presentano indicazioni differenti. Gli impianti pterigoidei vengono inseriti nella regione pterigoidea e possono essere indicati quando è presente un volume osseo posteriore sufficiente a garantire la stabilità primaria, evitando in alcuni casi procedure di rigenerazione ossea.

Gli impianti zigomatici, invece, si ancorano all’osso zigomatico e rappresentano un’opzione nei casi di atrofia mascellare più severa, quando il supporto osseo residuo non consente l’inserimento di impianti convenzionali o pterigoidei. La scelta tra le due tecniche dipende dalla valutazione clinica del paziente, dall’anatomia del mascellare e dagli obiettivi del trattamento, e deve essere definita dal professionista sulla base di un’accurata pianificazione chirurgica.